Il crudele destino dell’apripista

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Il crudele destino dell'apripista

La macchina organizzativa di Transitalia Marathon procede inesorabile verso l'inizio delle manifestazioni in calendario: Italian Challenge, e Transitalia.
Esse richiedono una preparazione laboriosa, complessa, capillare; l'impegno di uno staff numeroso, tante giornate di durissimo lavoro, ore piccole davanti al computer, cumuli di scartoffie necessarie  per le richieste dei permessi per attraversare il percorso abilmente gestite da personaggi dall'aria bonaria e piacevole a dispetto di una carriera agonistica di tutto rispetto, lunghe serate di spossanti riunioni in compagnia degli altri membri dello staff trascorse fra drummini, risate e cadaveri di Averna abbandonati sul tavolo.
Il numero di persone necessarie per la gestione degli eventi nelle fasi di preparazione e durante lo svolgimento è impressionante e a ognuno vengono affidati i compiti più disparati. Ci sono gli scouter che affrontano le mille insidie delle quali abbiamo già brevemente trattato in questa pagina, le staffette che seguono i partecipanti durante il percorso, quelli che vengono usati come cartelli stradali dei quali tratteremo più largamente in seguito, gli operatori foto e video, i radunatori di pubblico (ovvero quelli che, lungo il percorso, istigano le persone che avrebbero anche di meglio da fare a fermarsi a guardare la Transitalia che passa.
E ringrazia il cielo che passa quella, sennò in questo angolo di terra dimenticato da Dio, chi ci passa mai?!).
Ci sono poi gli spugnisti che servono per detergere il sudore agli ospiti di riguardo, i consolatori per chi credeva di fare una scampagnata e invece si pianta ogni due minuti e infine le pippe monumentali disseminate un po' dappertutto che servono per incoraggiare chi è proprio scarso e si sente rinvigorire pensando che ha superato uno che va peggio di lui. “Accidenti, quello è più fermone di me!”
Ma uno dei ruoli fondamentali durante la manifestazione, ma anche uno dei meno invidiati e forse da considerare anche pericoloso, è sicuramente quello dell'apripista.

Questo personaggio, già dalla seconda edizione (perché nella prima si sa, c'è sempre un po' di ingenuità inconsapevole) è stato di difficilissima reperibilità, in quanto fare l'apripista è sì un onore, affidato a un pilota esperto e capace, ma soprattutto un onere.
Detto individuo dovrà partire qualche decina di minuti prima di tutti gli altri partecipanti per assicurarsi che lungo il percorso non ci siano problemi sorti all'ultimo minuto come un cancello rimasto chiuso o impedimento di altro genere come una mandria di mucche che per l'appunto quel giorno doveva andare a pascolare proprio sul tracciato di Transitalia. Tutti i partecipanti confidano in lui.

Chiaramente, la lepre, l'apripista avrebbe in teoria l'unico inconveniente di farsi il percorso in solitudine e dover risolvere velocemente qualche piccolo problema, salvo il fatto che, alla partenza di ogni edizione, vengono giustamente fatti partire per primi dei veri piloti in attività che pensano di essere a fare una speciale di 280 chilometri. Di solito si schierano sul palco della partenza già col coltello fra i denti, la vena chiusa totalmente, la mano sul bombolino del NOS pronta per aprire tutto il gas possibile. Appena vedono agitare la bandiera a scacchi partono come furie, arricciano le tavole del palco sotto i tasselli; delle belve feroci che hanno annusato la preda, dei guerrieri con un solo nemico da combattere: il cronometro, anche se Transitalia non è ovviamente una gara; ma loro sono sulla moto e l'unico pensiero è girare la manopola destra come fosse un asciugamano bagnato. Il tragitto che viene percorso normalmente nell'arco della giornata dai comuni mortali per loro dura poche ore, e in realtà alla fine l'unica preda che queste belve assetate di sangue riescono a lapidare appena lo recuperano, ovvero pochi minuti dopo la partenza, è proprio il povero apripista.
La nostra lepre comincia a sentire il fiato sul collo udendo in lontananza il rombo degli scarichi completamente aperti, neanche fossero a una speciale della Dakar, delle furie che lanciano saette dagli occhi e fumo dalle orecchie. Non capiscono come sia possibile che un pilota sia davanti a loro  e lo mettono nel mirino. Ormai ne sentono l'odore, lo braccano, lo vedono, mentre lui continua a scappare per tentare di sopravvivere come una piccola, fragile e puzzolente volpe (si sa che le volpi puzzano, a questo punto anche lui se l'è bell'e fatta addosso e puzzerà come una volpe) inseguita dalla muta dei cani e a niente valgono i suoi sforzi, perché l'unica risorsa che ha può essere quella di tirarsi da parte velocemente, pena la certezza di essere preso a sassate.

Ovviamente, se l'apripista non sarà partito con sufficiente anticipo, l'eventuale cancello rimarrà chiuso e non potrà segnalare che effettivamente il percorso, in quel punto, passa effettivamente da un campo come scritto sulla traccia. Ma al pilotone non interessa, perché lui dal campo c'è già passato, e neanche l'ha trovata una cosa strana. Anzi, questa mucca che ho raccattato mi si era messa nel mezzo...
Quello dell'apripista, dunque, è il più classico degli sporchi lavori che qualcuno deve pur fare, uno dei più difficili, meno invidiati, e richiede solitamente il sacrificio di un eroe, il cui ruolo in verità oramai, visto che nessuno vuole affrontare con cognizione di causa questa terribile prova, viene deciso all'interno dello staff col più classico sistema del bastoncino più corto che in epoche passate ha permesso di dare in pasto alla sorte una vittima sacrificale perché altri potessero sopravvivere.
In rare occasioni, presi da un moto di coraggio, impavidi volontari sprezzanti del pericolo hanno gettato, nelle fasi immediatamente precedenti la gara il cuore oltre l'ostacolo e si sono offerti volontari, citando la famosa frase del Cavaliere dalla Trista Figura, ormai nostra guida spirituale
<Dì pur quello che vuoi, purché non ti metta in capo d'incutermi timore; ché se tu l'hai, diportati da quello che sei, e io che non l'ho, mi regolo da mio pari.>
concludendo infine con una nota personale:
<Sì, va bene, quest'anno le sassate le prendo io, ma l'anno prossimo non c'è bastoncino che tenga, l'apripista lo fa un altro!>

 

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